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Franchising in Italia: il credito frena le nuove aperture

Il credito è un ostacolo per l’80% dei franchisor. Il Rapporto Assofranchising 2026 fotografa una comunità in crescita, ma con difficoltà di sviluppo.

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Franchising in Italia: il credito frena le nuove aperture

La comunità del franchising italiano cresce, ma l’accesso al capitale resta il principale ostacolo all’apertura di nuovi punti vendita. Secondo i dati del Rapporto Assofranchising 2026 riportati dal Corriere della Sera il 16 settembre, l’80% dei franchisor indica il credito come la criticità più rilevante. Un dato che affianca, senza cancellarli, risultati positivi sul fronte del giro d’affari e dell’occupazione.

La crescita non elimina il problema del capitale

Il quadro nazionale restituisce l’immagine di una comunità economicamente rilevante: il giro d’affari del franchising in Italia raggiunge 39 miliardi di euro, con una crescita dell’8% rispetto all’anno precedente. Gli occupati sono circa 327 mila, in aumento del 12%, secondo la sintesi pubblicata dal Corriere della Sera.

Questi risultati vanno letti insieme alle difficoltà segnalate dalle reti. L’espansione delle attività e dell’occupazione non significa, infatti, che il percorso verso una nuova apertura sia privo di ostacoli. Nella rilevazione, proprio la disponibilità di capitale emerge come il nodo più frequentemente indicato dai franchisor.

La notizia centrale è dunque la convivenza di due elementi: una comunità che cresce nei risultati complessivi e reti che continuano a incontrare difficoltà nel finanziare lo sviluppo. Non sono dati in contraddizione, perché descrivono aspetti diversi: da una parte la dimensione economica raggiunta, dall’altra le criticità legate all’avvio di nuovi punti vendita.

Il credito precede personale e nuovi affiliati

La graduatoria delle difficoltà offre una lettura precisa delle priorità espresse dai franchisor. L’accesso al capitale è indicato dall’80%, seguito dalla ricerca di personale, al 67%, e dalla ricerca di nuovi affiliati, al 60%.

Il credito supera quindi di 13 punti percentuali il tema del personale e di 20 punti quello del reclutamento degli affiliati. La distanza evidenzia il peso della questione finanziaria nelle risposte raccolte, pur lasciando ben visibili anche le altre due criticità.

È importante non attribuire a queste percentuali un significato diverso da quello riportato. L’80% si riferisce ai franchisor che segnalano l’accesso al capitale come criticità: non equivale alla quota di domande di finanziamento respinte, né alla percentuale di aperture annullate. La sintesi disponibile non quantifica questi fenomeni.

Allo stesso modo, i dati riportati non consentono di stabilire quali formule di finanziamento risultino più difficili da ottenere o quali profili di aspiranti affiliati incontrino maggiori ostacoli. Il messaggio documentato riguarda la centralità del capitale nello sviluppo delle reti, non una diagnosi delle singole decisioni bancarie.

La Lombardia mostra la dimensione economica in gioco

Un ulteriore elemento di contesto arriva dai dati territoriali dello stesso Rapporto Assofranchising Italia 2026, realizzato da Patrigest insieme a TEHA Group e ripreso da Il Giorno il 15 settembre.

Nel 2025 la comunità del franchising lombardo ha generato 12,6 miliardi di euro, pari al 32,3% del totale nazionale. Sul territorio risultano 197 insegne attive e 23.219 punti vendita, rispetto ai 62.449 presenti complessivamente in Italia.

Anche l’occupazione evidenzia il peso della regione: 128.683 addetti, pari a circa il 39% dei 327.200 occupati nazionali indicati nel dettaglio del rapporto. Il dato nazionale è coerente con i circa 327 mila riportati nella sintesi del Corriere della Sera.

Questi numeri aiutano a comprendere la scala economica della comunità, ma non misurano una specifica difficoltà creditizia lombarda. Nelle informazioni disponibili, la graduatoria degli ostacoli è riferita al quadro italiano: non sarebbe quindi corretto applicare automaticamente l’80% alle sole reti della Lombardia.

Che cosa valutare prima di una nuova apertura

Per chi sta considerando un’affiliazione, i risultati suggeriscono una priorità pratica: affrontare la sostenibilità finanziaria insieme alla valutazione del marchio, senza rimandarla alle ultime fasi del progetto.

È utile chiedere alla rete un quadro dettagliato dell’investimento previsto, distinguendo i costi di avvio dalle risorse necessarie alla gestione iniziale. Il confronto con un finanziatore dovrebbe basarsi su ipotesi esplicite di ricavi, costi e tempi, non soltanto sui risultati aggregati della comunità nazionale.

Anche personale e disponibilità di affiliati meritano attenzione, perché figurano tra le difficoltà più segnalate. Per una rete, una pianificazione prudente dovrebbe quindi verificare insieme risorse finanziarie e organizzative, senza presumere che la soluzione di un solo problema renda automaticamente realizzabile l’apertura.

Indicazione pratica: prima di assumere impegni per un nuovo punto vendita, verificare fabbisogno complessivo, capitale disponibile e condizioni dell’eventuale finanziamento. La crescita del franchising offre un contesto, non una garanzia per il singolo progetto.

Fonti

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