Franchising: gestire i reclami degli affiliati
Prima di affiliare, prepara una procedura per i reclami: responsabilità, prove, risposte e strumenti per evitare controversie inutili.
Pubblicato il

Trasformare un’attività esistente in una comunità di franchising significa prepararsi anche ai disaccordi. Una consegna contestata, un servizio ritenuto insufficiente o un addebito poco chiaro possono compromettere la fiducia se nessuno sa come intervenire. Prima di accogliere il primo affiliato, serve una procedura per ricevere, verificare e chiudere i reclami: non per impedire le contestazioni, ma per affrontarle con criteri trasparenti.
1. Separare il reclamo dalla richiesta di assistenza
Una richiesta di assistenza domanda come svolgere un’attività; un reclamo segnala che qualcosa non ha rispettato un impegno o ha provocato un problema. La distinzione permette alla casa madre di assegnare il caso alla persona giusta, senza lasciare una contestazione economica nella normale coda delle richieste operative.
Definisci un canale scritto e riconoscibile, anche semplice: una casella dedicata oppure un modulo nell’area riservata. Chiedi soltanto le informazioni necessarie:
- il fatto contestato e quando si è verificato;
- il servizio, la fornitura o l’addebito interessato;
- i documenti disponibili;
- le conseguenze concrete sull’attività;
- la soluzione richiesta dall’affiliato.
Non rendere il modulo un ostacolo. Se la contestazione arriva durante una telefonata, chi la riceve deve riassumerla per iscritto e chiedere conferma. Precisa inoltre che il canale operativo non sostituisce le comunicazioni formali previste dal contratto, come una contestazione inviata tramite PEC.
2. Assegnare responsabilità e priorità prima dell’apertura
Quando l’imprenditore gestisce soltanto i propri punti vendita, spesso risolve personalmente ogni problema. Questo metodo diventa fragile quando crescono gli interlocutori. Per la futura comunità di franchising, occorre indicare chi registra il reclamo, chi verifica i fatti e chi può autorizzare una soluzione.
Il responsabile della verifica non dovrebbe essere automaticamente la persona il cui comportamento viene contestato. Nelle strutture piccole può intervenire un altro responsabile o, nei casi delicati, un professionista esterno. L’obiettivo è evitare che la risposta sia una semplice difesa del lavoro già svolto.
Stabilisci tempi interni distinti per presa in carico, aggiornamento e risposta conclusiva. Sono obiettivi organizzativi da rendere sostenibili, non termini imposti in generale dalla legge sul franchising. Se l’accertamento richiede più tempo, comunica il motivo e la prossima data di aggiornamento.
Prevedi una corsia urgente per problemi che coinvolgono sicurezza, dati personali o continuità operativa. In questi casi la gestione del reclamo deve affiancare, non ritardare, gli interventi e gli eventuali adempimenti necessari.
3. Verificare i fatti e motivare la soluzione
Per ogni caso crea un fascicolo essenziale: segnalazione iniziale, cronologia, documenti, verifiche e decisione. Recupera la versione degli impegni applicabile quando si è verificato il problema, evitando di valutare il passato sulla base di procedure modificate successivamente.
Immagina che un affiliato contesti una fattura per un intervento tecnico che riteneva incluso. Prima di rispondere, verifica che cosa prevedeva l’accordo, quale richiesta sia stata inoltrata, se il costo aggiuntivo sia stato comunicato e chi abbia autorizzato l’intervento. L’esistenza della fattura, da sola, non chiarisce il disaccordo.
La risposta conclusiva dovrebbe distinguere:
- i fatti accertati da quelli ancora controversi;
- gli impegni pertinenti;
- l’esito della verifica;
- l’eventuale rimedio e chi deve attuarlo;
- il percorso disponibile se il disaccordo rimane.
Uno storno, una nuova prestazione o un chiarimento documentale possono essere soluzioni diverse a problemi diversi. Evita compensazioni automatiche e promesse che il responsabile non è autorizzato a mantenere. Se la soluzione comporta rinunce o chiude una controversia, fai predisporre l’accordo da un legale.
4. Collegare la procedura alla legge italiana
In Italia il franchising è disciplinato dalla legge 6 maggio 2004, n. 129, sull’affiliazione commerciale. La procedura interna per i reclami non sostituisce le tutele contrattuali o giudiziarie e non costituisce, di per sé, un adempimento espressamente richiesto da questa legge.
L’articolo 7 consente alle parti di prevedere che, prima di rivolgersi all’autorità giudiziaria o ricorrere all’arbitrato, sia svolto un tentativo di conciliazione presso la camera di commercio territorialmente competente. È una possibilità da valutare nella redazione del contratto, non un passaggio obbligatorio per ogni rapporto di franchising. Il legale dovrà verificare anche le ulteriori regole processuali applicabili alla specifica controversia.
La legge ha inoltre una conseguenza pratica sulla memoria aziendale: l’articolo 4 richiede, nell’informativa precontrattuale, una descrizione sintetica degli eventuali procedimenti giudiziari o arbitrali rilevanti conclusi negli ultimi tre anni, nei termini previsti dalla disposizione. Un reclamo interno non equivale a un procedimento, ma conservarne ordinatamente l’evoluzione aiuta a ricostruire correttamente i fatti.
In pratica: prima di affiliare, simula una contestazione, assegna un responsabile e prova l’intero percorso fino alla risposta scritta. Una comunità di franchising affidabile non elimina i disaccordi: sa affrontarli senza improvvisare.
Fonti
- Come fare per aprire un franchising
- Franchising
- Franchising in Italia da 39 miliardi: affiliati, marchi, settori e costi
- Come Aprire un'Attività: Requisiti, Iter e Costi
- Come aprire un franchising: guida dettagliata per ...
- Franchising, cos’è, come funziona e come aprire un’attività
- Italy - Franchising - export.gov
- Creare una rete in franchising | Diventare Franchisor



