Franchising italiano: il 20% delle insegne punta all’estero
Uno studio Assofranchising indica i piani oltreconfine per i prossimi tre anni. Il 41% delle catene italiane è già presente all’estero.
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La comunità italiana del franchising guarda oltreconfine: almeno il 20% delle insegne intende espandersi all’estero nei prossimi tre anni. È il dato di uno studio Assofranchising presentato alla 39ª edizione del Salone Franchising Milano e riportato dal Sole 24 Ore il 2 ottobre 2026. Una prospettiva che si affianca a una presenza internazionale già consolidata: il 41% delle catene italiane opera fuori dai confini nazionali.
L’estero entra nei programmi delle reti italiane
Il dato sui prossimi tre anni descrive un’intenzione di sviluppo, non un insieme di aperture già realizzate. La distinzione è importante per leggere la notizia: lo studio fotografa sia la presenza attuale delle catene italiane all’estero sia l’orientamento delle insegne per il futuro. Non indica invece, nei dati riportati, quanti nuovi punti vendita saranno inaugurati o quali destinazioni raccoglieranno gli investimenti.
Il 20% delle insegne con progetti internazionali e il 41% delle catene già presenti oltreconfine non vanno quindi sommati automaticamente per ricavare una quota futura. Sono due informazioni da mantenere distinte: una riguarda i programmi, l’altra la presenza esistente.
La presentazione è avvenuta nel contesto del Salone organizzato da Fiera Milano all’Allianz MiCo, in programma fino al 3 ottobre. Per la comunità del franchising, il tema emerso è quello di una crescita che non si esaurisce nel mercato domestico, ma comprende un orizzonte internazionale esplicitamente indicato nei piani delle insegne.
Abbigliamento e ristorazione in prima linea
Secondo lo studio Assofranchising, a trainare l’espansione internazionale sono soprattutto abbigliamento, ristorazione, arredamento e cura della persona. Le percentuali riportate sono rispettivamente il 58%, il 56%, il 55% e il 53%. La presenza oltreconfine della grande distribuzione organizzata risulta invece più contenuta, al 9%.
La fotografia mostra dunque differenze marcate tra le attività rappresentate nella comunità del franchising. L’abbigliamento guida il gruppo citato, ma ristorazione e arredamento presentano valori vicini; anche la cura della persona supera la metà. La grande distribuzione organizzata si colloca su un livello nettamente diverso.
Questi numeri non sono tassi di crescita delle vendite né conteggi di nuove aperture. Servono a descrivere il profilo internazionale delle diverse attività e a dare contesto al dato generale sulle catene italiane già operative all’estero. Non consentono, da soli, di stabilire quale mercato nazionale sia più conveniente per una nuova affiliazione o quale formula offra risultati migliori.
Il confronto con un mercato interno debole
I programmi oltreconfine si inseriscono in un quadro italiano ancora fragile sul fronte dei consumi. Secondo il Retailer Barometer Confimprese-Jakala citato dal Sole 24 Ore, nei primi otto mesi del 2026 la domanda registra un calo dello 0,6%. Per la fine dell’anno è prevista una crescita delle vendite a parità di rete dello 0,7%, rispetto al +0,4% indicato a inizio 2026.
Il riferimento alla parità di rete è essenziale: permette di distinguere l’andamento delle vendite dall’allargamento della presenza commerciale attraverso nuovi negozi. Una rete può continuare a investire in aperture pur confrontandosi con una domanda poco dinamica.
Il quadro dei consumi aiuta a comprendere il contesto in cui vengono elaborati i programmi di sviluppo, ma non dimostra che la debolezza italiana sia la causa dei progetti esteri. Lo studio Assofranchising e il barometro Confimprese-Jakala offrono prospettive differenti, da leggere insieme senza confonderne i perimetri.
Aperture pianificate oltre la congiuntura
Sul versante degli investimenti, Mario Resca, presidente di Confimprese, riferisce che l’86% delle aziende della base associativa conferma le aperture stimate a inizio anno, mentre il 14% le ridurrà. Le insegne pianificano lo sviluppo con un orizzonte compreso tra tre e cinque anni: una prospettiva più lunga delle oscillazioni congiunturali dei consumi.
Anche questo dato va attribuito al suo ambito: riguarda la base associativa Confimprese e non coincide automaticamente con l’insieme delle insegne italiane in franchising. Per le reti in affiliazione, Federfranchising segnala inoltre una crescita dei punti vendita dell’8% nell’ultimo anno, elemento che accompagna il quadro di tenuta descritto dal quotidiano.
Indicazione pratica: chi valuta un’affiliazione dovrebbe distinguere la presenza estera già operativa dai progetti ancora da realizzare. Prima di decidere, è utile chiedere alla rete quali aperture siano confermate, con quali tempi e quale supporto per gli affiliati: l’ambizione internazionale è un punto di partenza, non una garanzia di risultato.



